Cucina nazionale patrimonio dell’Unesco. Dalla Francia al Messico
Il Governo messicano ha chiesto all’Unesco di inserire come patrimonio culturale “immateriale” dell’umanità la propria cucina. La commissione sarà chiamata a decidere tra aprile e maggio.
Gloria Lopez, direttrice del Conservatory of Mexican Gastronomic Culture, ritiene che i metodi di preparazione della gastronomia messicana dovrebbero essere considerati alla stregua dei numerosi siti e monumenti nazionali già tutelati dall’Unesco, come le costruzioni in stile coloniale della capitale o le piramidi di Teotihuacan della civiltà precolombiana.
La cucina tradizionale messicana risale a 3000 anni fa con i Maya, i quali basavano la propria dieta su mais, fagioli e verdure. Il provvedimento Unesco potrebbe anche proteggere la gastronomia del Paese latinoamericano dalle innumerevoli contaminazioni portate dalla globalizzazione e dalle imitazioni dell’industria alimentare.
Genovevo Figueroa, segretario al turismo dello stato di Michoacan, afferma: «Le nostre massaie dei piccoli villaggi cucinano piatti della tradizione con ingredienti sani e biologici. Questa è la vera dieta messicana, e non quei formaggi lavorati o la crema per nachos e tacos che vediamo al supermercato e che ormai a torto molti consumatori, soprattutto stranieri, ritengono prodotti tipici della nostra nazione».
Bisogna dire che il Messico si era rivolto all’Unesco per tutelare la propria cucina già nel 2005, ma gli era andata male.
Nel 2008 Nicolas Sarkozy aveva espresso la sua volontà di proporre l’inclusione della gastronomia francese nel patrimonio mondiale dell’umanità. In quell’occasione l’annuncio del presidente d’oltralpe aveva scatenato diverse polemiche soprattutto da parte degli italiani. E per controbattere, nel giugno dello stesso anno, il Senato nostrano aveva approvato all’unanimità una mozione che chiedeva la candidatura all’Unesco della cucina mediterranea. Il progetto comprendeva anche Grecia, Spagna e Marocco. Anche in questo caso però non se ne è fatto nulla.
Secondo la convenzione dell’Unesco, il patrimonio “immateriale” è composto «dai costumi sociali, dai rituali e dagli eventi festivi. Comprende, inoltre, tutte le nozioni e gli usi che concernono la natura e le abilità relative all’artigianato tradizionale». La gastronomia, che è tradizione viva, risponde a questa classificazione?
Carlo Petrini, nel 2008 nel vivo della polemica della proposta Sarkozy, dalle pagine de La Repubblica aveva scritto: «Richiedere lo status di patrimonio dell´umanità per una gastronomia nazionale è come mettere uno splendido maquillage su un bel viso che non è più giovane ed è percorso da rughe profonde. Se da un lato fa piacere che finalmente dei prodotti gastronomici possano, a ragione, essere considerati alla stregua di monumenti, opere dell´ingegno umano o di una Natura sorprendente, questa cosa purtroppo suona come un´operazione di marketing. [...]Rendiamoci conto che un´iniziativa di questo genere non pone né basi né strumenti per una reale tutela».
Luca Bernardini
l.bernbardini@slowfood.it
Fonte:
Newsobserver
La Repubblica
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