Fierezza Mapuche
Le prime attività della Fondazione Slow Food per la Biodiversità in Cile risalgono a otto anni fa. Nel 2003, durante un viaggio di scoperta e approfondimento sui prodotti del Paese, si dette vita a ben cinque Presìdi. Due di questi sono a sud, nella nona regione, comunemente definita “territorio Mapuche”.
I Mapuche sono un’etnia tra le più antiche del continente, diffusa nel sud del Cile e dell’Argentina. E delle più tenaci: resistettero all’invasione Inca, alla colonizzazione spagnola e, per lunghi anni, all’aggressione dello stato cileno. Per metà contadini e per metà raccoglitori-cacciatori, la loro religione prevede un assoluto rispetto per la natura, il bosco, le coltivazioni, vissute come parte viva e vitale del grande spirito che tutto ingloba. Ancora oggi gli occidentali restano interdetti quando scoprono che, per accedere agli orti o al bosco, i Mapuche chiedono permesso alla terra e alla sua vegetazione.
Continua tuttavia il tentativo da parte delle istituzioni cilene di parcellizzare l’attività del popolo Mapuche, assegnando loro piccoli appezzamenti di terra che ne mortificano la tradizione comunitaria e ne modificano la capacità ancora viva di attingere risorse dalla foresta, rendendoli poveri e disorientati. Non a caso continua l’esodo dalle loro terre e un’urbanizzazione in condizioni molto difficili: oggi la popolazione dei Mapuche è di circa 600 000 residenti a fronte di oltre 300 000 emigrati.
I Presìdi attivi sul territorio hanno assunto con il tempo una fortissima valenza sociale: i progetti sul merkén – una polvere aromatizzante ottenuta macinando peperoncino locale, sale e coriandolo – e sulle uova azzurre – che assumono questo colore in virtù di un gene presente nelle razze locali di galline – (cui si aggiungerà presto un Presidio sul pinolo di araucaria) hanno contribuito a ristabilire un legame di speranza dei Mapuche con la loro terra, a rinsaldare antiche solidarietà e a rivitalizzare la consapevolezza di questo popolo fiero e antico.
Per saperne di più: www.fondazioneslowfood.it
Foto: © Anna Paula Diniz
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