Eccellenza del deserto
La Libia, oggi al centro di terribili conflitti, custodisce 400 varietà differenti di dattero, un patrimonio straordinario che deriva da una storia secolare e che i contadini di oggi preservano con cura.
Le oasi di Al Jufrah, da cui proviene una comunità del cibo di Terra Madre, sono situate nel centro-nord del Paese e nei secoli sono state crocevia delle tratte carovaniere che collegavano il profondo Sud con la costa, l’Oriente e l’Occidente. Grazie alla composizione del suolo, le abbondanti riserve idriche e il clima, il territorio è vocato per natura. In questa regione si coltivano ancora oggi decine di varietà locali (Kathari, Saiedi, Bestian, Hamria, Abel, Tagiat, Tasfert, Talis e Halima, per citare solo le più note), ciascuna dotata di caratteristiche organolettiche proprie.
Per i nomadi e per gli animali che permettevano loro di attraversare il deserto, i datteri secchi erano il cibo capace di infondere l'energia necessaria per resistere alle temperature proibitive ed erano merce preziosa da barattare con i cereali coltivati lungo la costa. Attualmente i produttori di Al Jufrah commercializzano i frutti freschi, non trattati, oppure li conservano pressati, li trasformano in sciroppo, aceto e dolciumi. Dalla linfa della palma ricavano un succo dissetante, dolce e altamente nutritivo chiamato lagbi, che può anche essere caramellato.
La Fondazione Slow Food per la Biodiversità è tra i partner del progetto Miglioramento e valorizzazione della palma da dattero nelle oasi di Al Jufrah, sostenuto dal Ministero per gli Affari Esteri e dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare.
Il progetto intende valorizzare le antiche varietà di dattero, favorendo lo sviluppo sociale ed economico della regione.
Il sito internet dedicato al progetto presenta anche la pubblicazione curata da Marta Mancini e il documentario realizzato da Walter Bencini sulle ricchezze naturalistiche e storico-artistiche locali.
Per maggiori informazioni www.libyandates.com
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